La tecnologia fa passi da gigante. Nel giro di pochi anni i computer si sono evoluti enormemente sia in ambito hardware sia in ambito software. I cellulari sono diventati “smart”, intelligenti. Stiamo assistendo alla seconda rivoluzione informatica. Rivoluzione che forse è frenata dalle esigenze finanziarie delle varie società, che mirano a bloccare il progresso in favore del dio denaro. Comprensibile, ma ingiusto. Siamo sicuri che la Microsoft non abbia in cantiere un sistema operativo perfetto? Con le menti che hanno e con le risorse economiche di cui dispongono, possono far miracoli. Ma arrivare al OS perfetto, così di colpo, conviene? O conviene arrivarci a piccoli passi, vendendo diverse copie prima di questo ipotetico, ma possibilissimo, Windows?
Mi è stato chiesto di esprimere un parere su Linux, il simpatico Pinguino di cui tutti – prima o poi – hanno sentito parlare. Era necessario partire da quella premessa, perché Linux è una scelta di principio prima ancora che informatica. La prima volta che ne sentii parlare mi colpii molto: un gruppo di attivisti che mette a disposizione la propria conoscenza, condividendola gratuitamente. Poi però pensai: “Se è gratuito, sicuramente non ne varrà la pena”. Ma chi disprezza compra, si sa… All’epoca avevo Windows 7. Non era male, perlomeno per gli standard Microsoft. Con qualche dubbio, e tante aspettative, lo installai. Da allora uso Ubuntu e non ne so fare a meno.
Spesso mi viene chiesto: “Ma è compatibile?” (con Windows, ovvio), e io rispondo: “È compatibile con me”. Prima parlavo di “principio”. Credo si tratti di questo quando parlo di software libero, gratuito e senza vincoli di condivisione. Mi piace l’idea che io possa modificare un programma in base alle mie esigenze anziché comprarne uno, così in blocco, e utilizzarlo, senza possibilità di conoscerlo e studiarlo. È questo che vogliono le grandi Software House americane: vendere un programma e guadagnare una barca di soldi, dimenticando le esigenze dei propri utenti.
Il computer ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, e l’ha fatto in meglio, si capisce. Mettere dei freni, dei paletti alle mie esigenze non è né corretto né etico. Credo che il software debba essere sempre libero: la condivisione crea l’appartenenza e l’appartenenza crea il gruppo. I migliori programmi sono nati così. VLC ha superato il miliardo di download proprio in questi giorni. Firefox è stato per anni il secondo browser più usato al mondo, finché Chrome di Google non l’ha quasi raggiunto. E Chrome deriva da un web browser open source.

Del resto quando nacque il web, mirava alla condivisione dei file e delle informazioni. Oggi, paradossalmente, questa visione è stata messa in secondo piano dall’emergere di multinazionali senza scrupoli. Il co-fondatore della Apple, Steve Wozniak, era un autentico genio della programmazione, molto più di Jobs, e voleva che i suoi programmi fossero distribuiti gratuitamente tra gli hacker. Ma Wozniak non aveva il carisma dell’altro Steve, che prese il sopravvento e con le creature del suo amico divenne una celebrità della Sillicon Valley. Oggi la Apple è una delle società più ricche al mondo.
Muro contro muro, il sistema chiuso (Microsoft e Apple) contro quello libero (Linux). Spero che col tempo gli utenti capiscano che è prioritario dar peso alla propria libertà di inventare e di creare, senza alcun vincolo.
Una volta un amico, a cui installai la versione “live” di Ubuntu, mi disse che aveva paura di non trovare abbastanza programmi per il suo nuovo sistema operativo. Gli feci vedere l’Ubuntu Software Center: ne rimase sbalordito. Una enorme quantità di programma che si possono installare senza ricorrere a crack o a procedure comunque illegali. Scegliere il programma che serve, e installarlo. Fantastico. Semplicissimo. Ubuntu (ma Linux in generale) è adatto anche ai neofiti. È tutto così intuitivo che non si può sbagliare. È impossibile.
Una delle preoccupazioni maggiori per gli utenti Windows è la sicurezza informatica. Il Kernel Linux è molto più sicuro da questo punto di vista. È difficilissimo infettare il PC con qualche virus o malware. Tra l’altro le applicazioni nocive sono a tutti gli effetti dei programmini, che eseguono un codice maligno, e come tutti i programmini “girano” solo su Windows. Linux non ha questi problemi.
Gli aggiornamenti di Linux sono frequenti. Ubuntu ogni sei mesi cambia edizione, rendendolo sempre più efficiente. A differenza di Windows, ogni qual volta aggiorno il SO non devo riavviare il computer e, anche quando questo accade, lo spegnimento e il successivo riavvio sono molto, molto rapidi.
Credo che cambiare sistema operativo, purtroppo, non interessi a molte persone. Si sono abituati con Windows, il Grande Fratello, e difficilmente lo metteranno da parte. La voglia di sperimentare non prenderà il sopravvento, temo, anche quando è in gioco la propria libertà.
La Microsoft, nel corso degli anni, ha prodotto diverse versioni del pacchetto Office. Ogni versione ha delle particolari estensioni. Il problema è che queste estensioni non sono a volte compatibili tra loro. Se devo inviare un articolo al mio caporedattore ed usiamo due copie di Office diverse, sarò costretto a comprare la versione di Office più recente. Richard Stallman al riguardo ha scritto un bellissimo articolo, reperibile su internet e in italiano.
Nel mio piccolo ho convinto diverse persone a provare Ubuntu (o Linux Mint). Nessuna di queste persone è più tornata a Microsoft. Non credo sia casuale. Abbiate il coraggio di sperimentare e, soprattutto, di dar peso alla vostra libertà creativa.